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AST AN -Il paziente ambulatoriale

Sentiamo ogni giorno parlare di pazienti ambulatoriali in lista di attesa per prestazioni sanitarie ed in proposito ne parliamo con il Dr. Marco Candela, Direttore della UOC Medicina Interna di Jesi e del Dipartimento di Medicina AST Ancona   
Dr. Candela, quali motivi inducono a riflettere sul paziente ambulatoriale?
Pazienti ambulatoriali e liste di attesa costituiscono una criticità di assoluta importanza, urgenza e complessità che deve essere affrontata mediante una analisi effettuata secondo differenti angolazioni tuttavia confluenti nel medesimo percorso.  Dal momento che nella mia vita non solo professionale ho sempre preferito iniziare da una autocritica valutazione di quanto è di propria pertinenza e competenza, riterrei opportuno analizzare in particolare l’imprescindibile contributo che la componente ospedaliera può e deve fornire in questa trasversale necessità.
Da quali premesse partono le sue riflessioni?
Innanzitutto da considerazioni di ordine etico che potrei sintetizzare in queste poche parole “il paziente ambulatoriale ha pari dignità del paziente ricoverato”. Sottolineo in primis questo aspetto perché in quaranta anni trascorsi in corsia la mia più che consolidata sensazione è che molti colleghi, ovviamente non tutti, completino prima le attività sanitarie rivolte al paziente ricoverato, anche se magari rimandabili di alcune ore, riservando un ruolo residuale alle attività ambulatoriali istituzionali che pertanto possono iniziare anche in ritardo con lunghe attese dei pazienti. Inoltre se un paziente ricoverato esce immancabilmente con una relazione di dimissione, la stessa tempestività non è sempre riscontrabile a favore del paziente ambulatoriale talora in non serena attesa di relazioni conclusive a seguito di accertamenti consigliati nel corso della visita eseguita. Non voglio assolutamente colpevolizzare nessuno, ci mancherebbe, la maggior parte di noi lavora sopra le forze, vorrei soltanto sollecitare un cambio di mentalità e di sensibilità verso tipologie diverse di pazienti ma di pari dignità appunto. Vorrei infine suggerire che mentre nel paziente ricoverato la durata della degenza può consentire di superare eventuali incomprensioni o malintesi, la pregevolezza del rapporto medico-paziente ambulatoriale vive sin dal primo momento di una sorta di “colpo di fulmine” legato a puntualità, professionalità, agevole rintracciabilità nei controlli longitudinali.
Quali strategie potrebbero essere quindi adottate in tal senso?
Con onestà intellettuale intanto investirei in due ambiti. Attualmente tutte le strutture aziendali sanitarie  marchigiane hanno sicuramente rafforzato gli organici ospedalieri, magari ancora da completare in alcuni casi, ma è innegabile che dal post-Covid fruiamo oggi di giovani professionalità da indirizzare senz’altro alle attività di degenza ma non di meno a quelle ambulatoriali, orientando queste preziose risorse verso attività diagnostico-strumentali da definire in base alle rispettive inclinazioni ma anche alla mission ed alle necessità aziendali, della struttura ospedaliera e delle singole Unità Operative. Il trend auspicabile nel prossimo futuro, qualora e dove possibile, è che ogni Dirigente Medico sia coinvolto in un ambulatorio istituzionale clinico e/o strumentale. Ovviamente tale obiettivo non può prescindere da momenti formativi e di stimolo volti a sviluppare specifiche competenze e tecnicalità. Sottolineerei anche che questo percorso potrebbe essere guidato dalla condivisa adozione di obiettivi di budget orientati in base ad una attenta analisi dei bisogni e delle criticità. In secondo luogo riterrei opportuno accelerare quella “metamorfosi” del paziente da ambulatoriale a domiciliare mediante una maggiore sensibilità e partecipazione dei Colleghi a diffusa e quanto più appropriata applicazione di procedure di Telemedicina, atte a ridurre disagi e costi di fronte ad un sempre maggiore incremento delle cronicità e delle fragilità. 
Nell’Unità Operativa da Lei diretta che cosa siete riusciti a realizzare?
Grazie al quotidiano impegno dei miei Colleghi, la Medicina Interna di Jesi gestisce differenti ambulatori istituzionali, consensualmente ai vari ambiti di interesse che la disciplina stessa presenta. L’attività in ambito ematologico, svolta in due ambulatori settimanali, si estrinseca prevalentemente in diagnosi, controlli longitudinali e trattamenti di primo livello di patologie croniche a carico delle linee cellulari ematiche e dei linfonodi, con particolare attenzione a pazienti anziani. L’Ambulatorio Dislipidemie è nato dalla indiscutibile evidenza del legame tra patologie cardiovascolari e alterazioni del metabolismo lipidico e pertanto dal necessario raggiungimento di specifici target in particolare del colesterolo LDL mediante l’impiego di farmaci ipolipemizzanti in grado di intervenire positivamente con differenti meccanismi di azione e possibilità di impiego combinato e sinergico. Da molti anni è attivo un Ambulatorio di Medicina Vascolare e di indagini ecodoppler in quanto il precario controllo dei fattori di rischio cardiovascolare nella popolazione generale ed un progressivo incremento della spettanza di vita richiedono una crescente attenzione alle vasculopatie periferiche e dei vasi epiaortici nonché al tromboembolismo venoso. In ambito scompenso cardiaco ed in collaborazione con la locale UOC di Cardiologia è da alcuni anni in funzione un Ambulatorio dedicato sulla base di dati della letteratura per cui quanto più attento è il management ambulatoriale tanto minori sono le riacutizzazioni ed il ricorso al ricovero. Inoltre la disponibilità di trattamenti combinati di indubbia efficacia con molecole di ultima generazione sottolinea l’importanza di expertise specifiche e di ambulatori autorizzati alla loro prescrivibilità. Unico nelle Marche l’Ambulatorio di Riconciliazione Farmacologica, sorto dalla evidente correlazione tra l’inevitabile incremento delle condizioni di polipatologia ed una iperprescrizione farmacologica in particolare in pazienti anziani, in cui significative variazioni farmacodinamiche e farmacocinetiche possono determinare frequenti effetti avversi ed interazioni sfavorevoli. La Riconciliazione Farmacologica nasce per opporsi a tale importante fenomeno fornendo strumenti validati di valutazione e di indirizzo alla classe medica nell’obiettivo di una virtuosa deprescrizione di farmaci inutili e spesso dannosi. Ed infine, ma non ultimo, l’Ambulatorio dedicato ai pazienti con Malattie del Tessuto Connettivo frutto di una condivisa formazione in merito e di un devoto legame alla Clinica Medica di Ancona quale Scuola di origine da alcune decadi della gran parte di noi.  
Messaggi in conclusione?
L’esperienza che ho maturato coordinando nel recente passato l’unico Ambulatorio nella Regione Marche dedicato ai pazienti con Long-Covid quale esito della pregressa infezione, mi ha sempre più convinto che l’ormai indispensabile “sartorializzazione” dell’assistenza sanitaria dovrebbe superare la logica di ormai datati ambulatori “divisionali” a favore di strutture “integrate” multidiscipinari e multiprofessionali in grado di gestire le molteplici tipologie di pazienti ed i conseguenti percorsi assistenziali. Un esempio: impensabile affrontare oggi con tante singole professionalità il paziente polivascolare in assenza di un’unica offerta sanitaria che consenta una completa valutazione delle numerose possibili sedi di aterosclerosi e l’apporto delle varie competenze necessarie ad un corretto management clinico-assistenziale.

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